Pensa come un fotografo

Quando ti si prospetta una situazione interessante, indaga!

In questo articolo ti parlo dell’importanza dell’atteggiamento
Ovvero, il modus operandi che ti suggerisco di adottare se vuoi fare delle fotografie migliori.

Quale è la prima cosa da fare appena individui una scena?
La risposta sta nel NON accontentarti del primo scatto, perché molto spesso non basta.

Prendo, come esempio, questa immagine che fa parte di un mio reportage su Mattia e Sofia, due pastori transumanti della Lessinia.

Mi voglio soffermare su questa specifica situazione, per raccontarti un po’ come sono arrivato ad ottenere questo scatto.

Parto col dirti che l’aspetto che mi ha affascinato era il fatto che Mattia, durante la sua transumanza, dorme sempre in esterno e vicino alle sue pecore, in questo caso, in un fienile messo a disposizione da un suo conoscente.

Quindi la sera, quando è ora di far rientrare le pecore, le raggruppa in un recinto che costruisce proprio vicino al suo alloggio provvisorio.

Questo perché la Lessinia è abitata anche dai lupi e danno prova del loro passaggio.

Nel lato destro, avevo l’interno del piccolo ristoro in cui Mattia avrebbe dormito.
Mentre a sinistra la parte esterna dove c’erano le pecore.

Il mio intento, narrativamente parlando, era quello di far vedere che il pastore dorme vicino le pecore.

Non volevo farmi sfuggire l’occasione di documentare questo aspetto.
Pertanto, non ho aspettato un secondo, per provare ad ottimizzare al meglio la situazione che mi si stava parando davanti.

La foto che vedi era una prima prova.

In sostanza l’ho scattata perché mi serviva per capire le luci e di conseguenza l’esposizione, ma soprattutto per capire le distanze.

Mi spiego meglio.

Se partiamo dal presupposto che il mio intento era quello di raccontare la vicinanza che c’era tra il pastore e le pecore anche durante la notte, in questa fotografia, il lato destro è troppo scollegato dal lato sinistro.

Se mi fossi fermato a questa fotografia non avrei comunicato quello che veramente volevo ottenere.
Pertanto ho continuato a muovermi sul territorio, per capire cosa sarebbe successo spostandomi:
Nella foto a sinistra, come vedi, mi ero leggermente spostato a destra per fare in modo che l’ingombro della parte in interno riuscisse a riempire i vuoti che si erano creati tra il muro del fienile e le pecore.

Ma le pecore erano ancora lontane, così mi sono spostato ancora.

Nella foto a destra invece mi sono posizionato in maniera perpendicolare, per fare in modo di dividere la scena e facilitare la lettura dell’immagine.

In realtà, però cosi facendo ho aumentato il divario, quindi anche questa ulteriore immagine continuava a non funzionare.

Fino a che non ho deciso di andare dal lato delle pecore:
Se dal lato di Mattia avevo tanto divario tra interno ed esterno, da quello delle pecore mi sono accorto che avevo la prospettiva giusta per comunicare la vicinanza tra gregge e pastore, e la contrapposizione dei colori freddi esterni con il calore domestico dentro la mangiatoia.

Una volta trovata la posizione giusta, ho aspettato che Mattia facesse un gesto che aiutasse a capire che stava andando a dormire.

Ed ecco che Mattia si stoglie la maglietta per mia grande fortuna nella nicchia giusta.
Inizio a scattare fino a quando non finisce di fare tutto il movimento, e la sua siluette, non fosse particolarmente esplicativa del suo gesto.

Ho scattato così, quella che per me sarebbe stata la foto che stavo cercando.

Questo però è successo dopo 41 scatti, durante i quali non ho fatto altro che continuare ad analizzare la situazione, finché questa, non arrivasse a trasmettere quello che volevo.

Sì, perchè una cosa che ti suggerisco di tenere sempre in mente in fase di scatto è che:
Quello che vedi e provi in una situazione, non è quello che proverà chi guarderà la tua fotografia.

Di conseguenza, ti consiglio di cercare di far emergere quello che ti affascina nel modo più palese possibile.

Alla prossima!

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