Gestire la deformazione dell’ottica, come e perché?

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La mini lezione di oggi si concentra sulla lunghezza focale.

Non da un punto di vista tecnico, ma piuttosto su come può influenzare ciò che vogliamo comunicare attraverso le immagini.

Cos’è la Lunghezza Focale?

La lunghezza focale, abitualmente è espressa in millimetri (mm), ed è la distanza tra il punto in cui si concentra la luce all’interno dell’obiettivo e il sensore della fotocamera. (Versione semplicistica e semplificata, ma sufficiente per far intendere la realtà della cosa).

Potresti aver sentito parlare di lunghezze focali come:
14mm, 24mm, 50mm, fino ai 200mm e oltre.

Per fare ordine, le suddivido in:
Lunghezza focale corta: Dall’11mm al 35mm.
Considerati grandangoli e super grandangoli.
Maggiore è ampio l’angolo di campo, più si accorcia la distanza tra la concentrazione di raggi luminosi e il sensore o piano pellicola per le macchine analogiche.

Lunghezza focale media: dal 35mm all’80mm 

Lunghezza focale lunga: Dall’80 in su, fino ai super tele obiettivi che possono essere 600mm o 1200mm.

(Gli strumenti fotografici con il tempo hanno subito evoluzioni tecnologiche che in alcuni casi hanno leggermente modificato queste regole. Infatti, non sempre l’espressione in mm coincide con la reale distanza tra il piano pellicola o sensore digitale e zona di raccolta dei raggi.)

Però adesso andiamo un po’ oltre, infatti il punto cruciale di questa mini lezione è che:
La scelta di un’ottica e quindi della sua lunghezza focale ha una conseguenza estetica sulla fotografia.

Si lo so, non sto dicendo una cosa nuova ma è importante impossessarsi di questa consapevolezza per poi poterla usare da un punto di vista espressivo nelle nostre fotografie.

Perché è importante saperlo?

Perché usando un angolo di ripresa più aperto (lunghezza focale corta) e avvicinandoci al soggetto, questo verrà ritratto con inevitabili deformazioni.

Ti porto nel dietro le quinte di una situazione che ho vissuto.
Guarda questa fotografia:

Mi trovavo in India durante il mio progetto fotografico “13 Coins”.

Giravo intorno a una cava dove adulti, bambini e intere famiglie lavoravano a spaccare pietre sotto un caldo infernale con una paga giornaliera di circa 2/2,50 dollari.

Pertanto, fotograficamente parlando, l’umore di fondo che volevo fare emergere era l’intensità del calore e la pesantezza delle condizioni lavorative.

Ad un certo punto si avvicina un ragazzino che, con le mani sui fianchi, mi guardava.
Ed io ho fatto una delle cose che spesso consiglio ai miei studenti di NON fare:
Fotografare i bambini dall’alto verso il basso.

Perché?

In quel momento avevo con me un grandangolo, un 16-35 mm (mi sembra).

Non ricordo esattamente la lunghezza focale che stavo utilizzando, penso fosse intorno ai 24 mm. 

Ad ogni modo, consapevole del fatto che con un grandangolo avrei deformato il soggetto, mi sono avvicinato molto e l’ho fotografato dall’alto verso il basso.

Tanto che, se noti la testa del bambino è leggermente più gonfia rispetto al bacino.

Questa azione è voluta.
Il grandangolo con le caratteristiche che porta con sé, mi ha permesso di rappresentare, a mio modo, l’aberrazione della realtà che stavo osservando.

Sappi che questa fotografia non è mai stata usata perché è stato un po’ troppo pesante il mio punto di ripresa, ed il mio giudizio troppo carico e presente.

Guarda invece questa immagine:

Stessa cava, ma situazione diversa.
Una bambina che si stava riposando all’ombra.

In questo caso il mio intento era fotografarla immersa nei suoi pensieri.

Così mi sono avvicinato, mi sono seduto e ho aspettato, scambiando qualche sorriso per educazione e correttezza finché non è tornata nella sua dimensione.

Guarda adesso le due fotografie insieme:

Stessa ottica, due modi diversi di usarla.

Nella prima fotografia, come ti dicevo, mi sono avvicinato molto, ho inclinato l’angolo di ripresa per aggravare la situazione e deformare il mio soggetto.

Nella seconda sono rimasto un pochino più lontano e ho fatto in modo che lo spazio disegnasse il vuoto attorno alla bambina, per enfatizzarlo in modo che aggiungesse significati alla fotografia.
Inoltre il punto di ripresa è perpendicolare.

Risultato:

Nella prima ho un’immagine distopica e aggressiva, nella seconda invece, una fotografia più rilassata e immersiva.

In archivio ho una foto fatta da un caro amico e collega, Paolo Brutti e la uso per farti vedere la mia “distanza” con il soggetto:

Le accortezze che ho avuto in fase di scatto in questo frangente hanno fatto sì che la deformazione si attenuasse e si ammorbidisse, prestando più rispetto verso il soggetto.

Cosa che, in modo del tutto consapevole, non ho fatto con la prima fotografia proprio per il mio intento comunicativo che c’era di fondo.

Concludo questa riflessione con un suggerimento:
Quando ti troverai a dover scegliere l’ottica, considera non solo l’uso pratico ma anche l’intento e l’impatto estetico e narrativo che vuoi ottenere dalle tue fotografia.

Ci vediamo alla prossima lezione, grazie per aver letto fino in fondo!

Luciano

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